Cosa sono, come si eseguono, quando farli e dove prenotarli a Milano
La salute urogenitale riguarda tutti, uomini e donne, a partire dalla quarta decade di vita. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre il 50% delle donne sperimenta almeno una volta nella vita un disturbo del tratto urogenitale, mentre nei maschi i sintomi del tratto urinario inferiore (LUTS) interessano il 30% degli uomini dopo i 50 anni e fino al 70% dopo i 70 anni [1]. Sul versante oncologico, il tumore del collo dell’utero rappresenta il quarto tumore femminile più frequente al mondo con circa 660.000 nuovi casi ogni anno a livello globale [4], ed è anche uno dei più prevenibili grazie alla diagnosi precoce.
Nonostante questi numeri, la prevenzione urogenitale resta spesso in secondo piano: molti pazienti ritardano la visita specialistica per imbarazzo, sottovalutazione dei sintomi o scarsa conoscenza degli strumenti diagnostici disponibili. Eppure, agire in anticipo fa la differenza, seppure con implicazioni cliniche diverse nei due ambiti: sul fronte oncologico, le lesioni pre-cancerose della cervice sono trattabili con successo nel 100% dei casi se identificate tempestivamente; sul fronte funzionale, i disturbi urinari legati ai LUTS rispondono meglio alle terapie quanto prima vengono diagnosticati, pur non avendo alcuna natura oncologica.
Tra gli esami più efficaci in questo campo si distinguono due indagini di riferimento, appartenenti però a due ambiti specialistici distinti e non sovrapponibili: l’uroflussometria, esame urodinamico di primo livello per la valutazione funzionale della minzione in ambito urologico, e la colposcopia, indagine ginecologica di secondo livello per lo screening oncologico cervicale. Pur non facendo parte dello stesso percorso diagnostico, entrambi gli esami sono indolori o minimamente invasivi, eseguibili in ambulatorio in meno di 30 minuti e interpretati da specialisti dedicati.
Quali specialisti si occupano di salute urogenitale
La salute urogenitale è un campo interdisciplinare. Il medico urologo è lo specialista di riferimento per i disturbi delle vie urinarie in entrambi i sessi e per la patologia dell’apparato genitale maschile. La ginecologa o il ginecologo gestisce la salute riproduttiva e oncologica femminile, inclusa la prevenzione del tumore del collo dell’utero. In alcuni contesti, il medico di medicina generale rappresenta il primo punto di contatto e il tramite verso lo specialista, mentre il fisioterapista o ostetrica del pavimento pelvico interviene nel trattamento conservativo di incontinenza urinaria e disfunzioni perineali.
A partire da quale età è consigliata la prevenzione urogenitale
Non esiste una soglia universale, ma alcune indicazioni di massima sono ben consolidate nella letteratura clinica. Per le donne, lo screening cervicale con Pap test è raccomandato a partire dai 25 anni e prosegue fino ai 64-65 anni secondo il Piano Nazionale di Prevenzione italiano. L’HPV test entra nello screening primario a partire dai 30-35 anni. Per gli uomini, la valutazione urologica di base per i LUTS è indicata dopo i 45-50 anni, con anticipo in caso di fattori di rischio o sintomi precoci. In entrambi i sessi, qualunque disturbo urinario persistente merita una valutazione specialistica indipendentemente dall’età.
Uroflussometria: tutto quello che devi sapere
Cos’è l’uroflussometria
L’uroflussometria è un esame urodinamico non invasivo che misura la velocità e il flusso del getto urinario durante la minzione. Attraverso uno strumento chiamato uroflussometro, è possibile registrare parametri fondamentali come la portata massima (Qmax), la portata media (Qmean), il tempo di minzione, il volume urinato e la forma della curva di flusso. L’esame consente di valutare oggettivamente la funzionalità del tratto urinario inferiore, rilevando eventuali ostruzioni o anomalie della fase di svuotamento vescicale.
Secondo le linee guida della European Association of Urology (EAU), l’uroflussometria rappresenta il primo livello diagnostico raccomandato nella valutazione dei sintomi del tratto urinario inferiore (LUTS) sia negli uomini sia nelle donne [1].
È importante sottolineare che l’uroflussometria non ha alcuna finalità diagnostica oncologica: non consente di individuare né di escludere la presenza di un tumore, ma valuta esclusivamente la funzionalità dell’apparato urinario inferiore. Si tratta quindi di un esame concettualmente distinto dagli strumenti di screening oncologico, come il Pap test, l’HPV test o la colposcopia, con i quali non condivide né l’ambito specialistico né la finalità clinica [1,3].
Come si esegue l’uroflussometria
L’esame è completamente indolore e richiede pochi minuti. Il paziente viene invitato a urinare normalmente in un apposito contenitore collegato all’uroflussometro, che raccoglie automaticamente tutti i dati del flusso urinario e li elabora in un grafico chiamato curva di flusso. Non è necessaria alcuna preparazione specifica, ma è importante che la vescica sia sufficientemente piena al momento dell’esame: il volume urinato ideale per una valutazione affidabile è superiore a 150 ml [2].
In alcuni casi l’esame viene integrato con la misurazione del residuo post-minzionale tramite ecografia vescicale, per completare il quadro clinico.
Quando fare l’uroflussometria: i sintomi da non ignorare
L’uroflussometria è indicata in presenza di uno o più dei seguenti sintomi:
- Difficoltà a iniziare la minzione o sensazione di flusso debole
- Flusso urinario intermittente o a gocce
- Sensazione di svuotamento incompleto della vescica
- Minzioni frequenti, anche di notte (nicturia)
- Urgenza minzionale improvvisa e difficile da controllare
- Incontinenza urinaria da urgenza o da sforzo
- Valutazione pre e post-operatoria in urologia
Nei pazienti di sesso maschile, l’esame è particolarmente utile nella diagnosi dell’iperplasia prostatica benigna (IPB), condizione estremamente diffusa dopo i 50 anni. Nelle donne, deve essere attuato un diverso approccio con esecuzione di una cistomanometria strumento essenziale nella valutazione dell’incontinenza urinaria e dei disturbi funzionali della vescica. [1,3]
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Colposcopia: guida completa all’esame
Cos’è la colposcopia
La colposcopia è un esame ginecologico di secondo livello che consente di visualizzare in modo ingrandito il collo dell’utero (cervice uterina), la vagina e la vulva attraverso uno strumento ottico chiamato colposcopio. L’esame viene eseguito principalmente in seguito a un Pap test o a un HPV test con risultato anomalo, ma può essere indicato anche per valutare sintomi come perdite ematiche anomale o lesioni visibili a livello genitale.
La colposcopia permette di identificare aree di tessuto anomalo che potrebbero essere associate a lesioni pre-cancerose o cancerose della cervice uterina, consentendo un intervento tempestivo prima che queste evolvano in patologie più gravi [5].
Come si esegue la colposcopia
L’esame si svolge in ambulatorio e ha una durata di circa 15-20 minuti. La paziente viene posizionata sul lettino ginecologico e il colposcopio, posizionato all’esterno del corpo, illumina e ingrandisce il collo dell’utero senza toccare direttamente i tessuti. Per evidenziare eventuali anomalie, il ginecologo applica alcune soluzioni chimiche sulla cervice: acido acetico al 3-5% e, in un secondo momento, la soluzione di Lugol (test di Schiller).
Queste sostanze colorano il tessuto in modo differente a seconda della sua composizione cellulare: le aree anomale appaiono di colore bianco (dopo l’acido acetico) o non si colorano (dopo il Lugol), guidando il medico nell’eventuale prelievo bioptico mirato. La biopsia cervicale, quando necessaria, provoca solo un lieve fastidio passeggero [5].
Quando fare la colposcopia: le indicazioni cliniche
La colposcopia è indicata nei seguenti casi:
- Pap test con risultato ASCUS, LSIL, HSIL o ASC-H
- HPV test positivo per ceppi ad alto rischio oncogeno (HPV 16, 18 e altri)
- Co-test (Pap test e HPV test) con risultato anomalo
- Sanguinamenti vaginali anomali non correlati al ciclo mestruale
- Lesioni visibili o alterazioni macroscopiche del collo dell’utero
- Controllo dopo trattamento di lesioni pre-cancerose (follow-up post-LEEP, crioterapia, conizzazione)
- Valutazione di sintomi come dispareunia o perdite anomale persistenti
Secondo il Piano Nazionale di Prevenzione e le raccomandazioni della Società Italiana di Colposcopia e Patologia Cervico-Vaginale (SICPCV), la colposcopia è il cardine diagnostico dello screening oncologico cervicale di secondo livello in Italia [6,7].
Colposcopia: cosa aspettarsi e come prepararsi
L’esame non richiede preparazioni particolari, ma è preferibile:
- Evitare rapporti sessuali nelle 24 ore precedenti
- Non applicare creme vaginali o fare lavande nelle 24-48 ore prima
- Non eseguire l’esame durante il flusso mestruale (o comunque comunicarlo al medico)
Dopo la colposcopia è normale avvertire un lieve fastidio pelvico. In caso di biopsia, potrebbero verificarsi piccole perdite ematiche nei giorni successivi, del tutto fisiologiche. Il referto colposcopico, integrato con l’eventuale esito istologico della biopsia, sarà disponibile nei giorni successivi all’esame [8].
Presso il nostro ambulatorio di ginecologia siamo in grado di proporre la colposcopia al costo di 100€, con eventuale aggiunta del costo per la biopsia.
Bibliografia
- European Association of Urology (EAU). Guidelines on Non-Neurogenic Male Lower Urinary Tract Symptoms, 2023. Disponibile su: uroweb.org
- Abrams P et al. The standardisation of terminology of lower urinary tract function: report from the Standardisation Sub-committee of the International Continence Society. Neurourol Urodyn. 2002;21(2):167-178.
- Osman NI, Chapple CR. Contemporary concepts in the aetiopathogenesis of detrusor underactivity. Nat Rev Urol. 2014;11(11):639-648.
- Bray F et al. Global cancer statistics 2022: GLOBOCAN estimates. CA Cancer J Clin. 2024;74(3):229-263.
- Bornstein J et al. 2011 Colposcopic Terminology of the International Federation for Cervical Pathology and Colposcopy. Obstet Gynecol. 2012;120(1):166-172.
- Ministero della Salute. Screening oncologici: programmi di screening cervicale. Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025.
- Società Italiana di Colposcopia e Patologia Cervico-Vaginale (SICPCV). Linee guida italiane per la colposcopia, 2020.
- Ronco G et al. Efficacy of HPV-based screening for prevention of invasive cervical cancer: follow-up of four European randomised controlled trials. Lancet. 2014;383(9916):524-532.
- World Health Organization. Global strategy to accelerate the elimination of cervical cancer as a public health problem. WHO, 2020.